Mapuche-hommes de la terre
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aprile 2009
Dal carcere di Lebu
Mari Mari Pu peñi, Pu Lamngen, Kom Pu Che
(dieci volte benvenuti fratelli, sorelle, gente)

Con la presente vogliamo comunicare al nostro Popolo e all’opinione pubblica in generale che siamo attualmente rinchiusi nel carcere di Lebu, vittime di una montatura politico-giudiziaria, guidata dalle multinazionali del legname e sostenuta dallo stato cileno.

Con tale montatura cercano solo di delegittimare il processo di recupero territoriale nella zona del lago Lleu Lleu, portata avanti dalle comunità di Choque.

Cercano anche di criminalizzare il movimento mapuche ed il suo legittimo processo di ricostruzione territoriale, accusandoci di essere dei semplici ladruncoli di legname. In questa maniera vogliono nascondere il fatto che la vera aggressione proviene dalle multinazionali del legname che ci hanno usurpato la gran parte delle nostre terre e che progettano di avanzare sostenute dalla politica di privatizzazione e distruzione del nostro Wallmapu, con progetti di investimenti forestali, minerari e turistici di carattere capitalista.

Denunciamo anche che, per via di questa persecuzione, le nostre comunità sono totalmente sotto assedio da parte delle forze di polizia, le quali terrorizzano quotidianamente le nostre famiglie.

Esprimiamo il nostro ripudio verso il modo d’agire delle forze di polizia che hanno militarizzato la zona. In questo quadro di violenza politico-poliziesca, noi siamo stati sottoposti ad una violenta perquisizione da parte di agenti della PDI, con la ferita d’arma da fuoco di un nostro peñi (fratello). Hanno inoltre maltrattato le nostre famiglie, ci hanno distrutto le case ed hanno sequestrato i nostri strumenti di lavoro.

Esprimiamo il nostro ripudio anche nei confronti del governo centrale e di quello regionale. Questi, senza vergogna, si pronunciano quali difensori dei popoli originari mentre ci accusano di essere delinquenti e terroristi, facendo finta di non conoscere l’esistenza del conflitto territoriale e di non conoscerci come mapuche.

Denunciamo anche che in carcere non abbiamo ricevuto l’adeguata attenzione medica, in modo che non si potessero constatare le violenze e le torture messe in atto dalla PDI durante gli arresti ed i successivi interrogatori.

Nel carcere di Concepción alcuni nostri peñi stanno male, in particolare il peñi Segundo Ñegüey, ferito da colpi d’arma da fuoco durante l’arresto.

Infine, rivolgiamo un appello al Popolo Mapuche in generale a prestare attenzione ad azioni di questo tipo e a non lasciarsi umiliare dal winka, accettando le briciole e le miserie che offre lo stato cileno in cambio di silenzio, sottomissione e sterminio culturale.

Come Prigionieri Politici Mapuche noi dichiariamo che con la nostra detenzione non fermeranno la lotta per la Ricostruzione Territoriale e che le nostre comunità e i weichafe sapranno continuare nella lotta per recuperare le terre usurpate e per la liberazione del nostro Wallmapuche.

Per l’Autonomia e la Liberazione Nazionale Mapuche!!
Libertà a tutti i Prigionieri Politici Mapuche
¡¡ Weuaiñ !!

Prigionieri Politici Mapuche del carcere di Lebu

“Se ne autorizza la riproduzione citando la fonte.”